Di Francesca Speranza
Nei profondi occhi di Gong Li, che interpreta la protagonista Songlian”, si legge un poema silenzioso di dolore e rassegnazione. Un primo piano che cattura l’essenza del suo essere, mentre la sua voce, un sussurro carico di intensità repressa, rompe il silenzio con una supplica straziante: “Madre, basta!”.
L’assenza fisica della matrigna è quasi più opprimente della sua presenza, percepita con forza attraverso le parole e lo sguardo di Songlian. La maestria dell’attrice risiede proprio nella sua capacità di trasformare una voce fuori campo in un personaggio tangibile, un’ombra che incombe sulla vita della giovane donna.
E poi, l’apice della tensione: Gong Li pronuncia le parole che segneranno il destino di Songlian e l’incipit del dramma: “Va bene! Mi sposerò!”. Una frase che apre le porte a un mondo di sofferenza e inganni, di convenzioni sociali soffocanti e lotte interiori. “Lanterne Rosse”, diretto dal maestro Zhang Yimou, diventa così un palcoscenico per esplorare la complessità della società e della condizione umana.
L’obiettivo della cinepresa indugia sul volto di Gong Li, catturando ogni sfumatura di emozione, ogni traccia di dolore. I suoi occhi, pieni di lacrime non versate, raccontano una storia di speranza tradita, di sogni infranti. E’ un ritratto indimenticabile di una donna che, pur piegata dalle circostanze, non perde mai la sua dignità e la sua forza interiore.
La performance di Gong Li in “Lanterne Rosse” è un’opera d’arte a sé stante, un’immersione profonda nell’animo umano. Un volto, un silenzio che urla, una storia che resta impressa a fuoco nella memoria e che, insieme a Sorgo Rosso (1994) ha permesso al pubblico internazionale di venire a conoscenza della genialità del regista Zhang Yimou.
Figura 1 – Gong Li in una scena di “Lanterne Rosse” (Fonte FEFF)
È stato proprio questo il titolo che, in versione restaurata, è stato proiettato nel giorno di chiusura del Far East Film Festival di Udine al cospetto del regista stesso. La presenza di Zhang Yimou a Udine rappresenta un evento di grande prestigio per il festival e per la città stessa. Il regista, acclamato a livello mondiale per la sua poetica visiva e la sua capacità di raccontare storie profonde e commoventi, riceverà il “Gelso d’Oro alla Carriera”, un premio che riconosce il suo immenso contributo all’arte cinematografica.
L’impatto della Rivoluzione Culturale
Classe 1950 ed esponente della cosiddetta “Quinta Generazione” , Zhang Yimou è un volto di spicco del cinema cinese che, per fare appello alle parole con cui l’hanno descritto Colamartino e Della Massa, “ha fatto proprio il segno della transitorietà dei tempi, di quell’inquietudine che contraddistingue ogni passaggio storico” e che si traduce in pellicole sospese a metà tra il passato e il futuro.
Figura 2 – Zhang Yimou all’Accademia di Pechino, anni Ottanta
Il futuro maestro del cinema Zhang Yimou aveva appena sedici anni quando la Cina piombò nel caos della Rivoluzione Culturale. Figlio di un ex membro dell’esercito nazionalista del Guomingdang e di un medico, Zhang Yimou si ritrovò d’improvviso sotto la lente attenta del regime a causa del background politicamente sospetto della famiglia. Un isolamento sociale che sembra aver temprato il carattere del futuro cineasta.
Nel 1968, come molti altri giovani suoi coetanei, Zhang Yimou fu mandato a lavorare in campagna. Erano i giorni del movimento “Su per le montagne, giù per i villaggi” (上山下乡), che per oltre dodici anni (dal 1967 al 1979) stabilì il trasferimento forzato della gioventù urbana cinese (quasi 16 milioni di giovani) nelle aree rurali del Paese, con l’obiettivo di riformarla attraverso il lavoro manuale e l’esempio della classe sociale modello, quella contadina.
Questo periodo segnerà profondamente la sua formazione umana e artistica. La Rivoluzione Culturale, con i suoi sconvolgimenti politici e sociali, diventa un elemento chiave nella visione del mondo di Zhang Yimou.
Il contatto diretto con la realtà rurale, il duro lavoro della terra e le condizioni di vita dei contadini, sviluppano nella sua sensibilità un profondo legame con la Cina più autentica e con la condizione umana. Proprio da queste esperienze, Zhang Yimou trarrà ispirazione per i temi e le ambientazioni di molti dei suoi film futuri.
Zhang Yimou: dalla Rivoluzione Culturale all’Accademia di Film di Pechino
Nel 1978, con la riapertura dell’Accademia Cinematografica di Pechino dopo la chiusura forzata del 1966, Yimou vide l’opportunità di realizzare il suo sogno. All’età di 28 anni, superò le difficoltà di ammissione e si immerse nel mondo del cinema, iniziando un percorso che lo avrebbe portato a diventare uno dei più grandi registi cinesi.
L’ingresso di Yimou all’Accademia Cinematografica di Pechino coincise segnò l’ascesa della “Quinta Generazione”, un gruppo di registi emergenti che rivoluzionarono il panorama cinematografico cinese negli anni Ottanta, spezzando la continuità coi loro predecessori.
In Cina, infatti, i registi cinesi vengono divisi in generazioni, ognuna con caratteristiche e stili narrativi legati al periodo storico e al contesto socio-politico in cui si è formata. Questa categorizzazione permette di comprendere l’evoluzione del cinema cinese e di apprezzare le diverse sfaccettature che esso ha assunto nel corso del tempo.
La Quinta Generazione, emersa nella metà degli anni Ottanta, rappresenta un punto di svolta nella storia del cinema cinese. Questi registi, tra cui Zhang Yimou, Chen Kaige e Tian Zhuangzhuang, si sono distinti per il loro spirito di ribellione contro le convenzioni del cinema ufficiale e per il desiderio di raccontare la realtà post-rivoluzionaria con uno sguardo nuovo e autentico.
L’influenza della Rivoluzione Culturale si fa sentire nelle loro opere, spesso caratterizzate da una forte carica emotiva e da una critica aperta al sistema politico. La sperimentazione stilistica e l’utilizzo di un linguaggio cinematografico innovativo sono elementi chiave della loro produzione, che spazia dal melodramma al film d’azione, dall’affresco storico alla commedia.
Tra i temi principali affrontati dai registi della Quinta Generazione troviamo la memoria storica, la lotta per la sopravvivenza, la condizione umana e le contraddizioni della società cinese. Le loro opere, spesso ambientate nelle zone rurali del paese, pongono l’accento sulla durezza della vita quotidiana e sulla resilienza del popolo cinese.
Eclettico esploratore del linguaggio cinematografico
Zhang Yimou non si limita a dirigere film, li esplora. La sua opera è un caleidoscopio di generi, stili e atmosfere, che riflette la sua incessante ricerca di nuove forme espressive. Fin dai suoi esordi, Yimou si è distinto per l’eclettismo e la sperimentazione, cimentandosi con melodrammi, film d’azione, affreschi storici, commedie e persino documentari.
Un elemento che accomuna la sua variegata filmografia è l’attenzione per la figura femminile. Dai personaggi femminili innovativi e passionali dei primi film, come in “Sorgo Rosso” e “Lanterne Rosse”, alle donne forti e resilienti di opere più recenti come “To Live” e “Una Seconda Opportunità”, Yimou ha sempre mostrato un profondo interesse per la complessità e la forza dell’universo femminile.
La sua cinepresa si muove con maestria tra paesaggi rurali e ambientazioni urbane, cogliendo la bellezza e la durezza della vita quotidiana in Cina. Un legame profondo con la sua terra natale emerge da molti dei suoi film, dove la campagna diventa un teatro di storie di lotta, speranza e redenzione.
Yimou non è solo un regista visionario, ma anche un abile artigiano del cinema. La sua cura per ogni dettaglio, dalla fotografia alla scenografia, ai costumi, contribuisce a creare un’esperienza immersiva per lo spettatore. I suoi film sono spesso ricchi di colori vibranti e contrasti intensi, che sottolineano l’impatto emotivo delle sue storie.
La sua opera è un ponte tra tradizione e modernità, tra la Cina e il resto del mondo. Yimou attinge alla ricca tradizione culturale cinese, reinterpretandola in chiave moderna e rendendola accessibile a un pubblico internazionale. I suoi film sono universali, raccontando storie di amore, perdita, speranza e lotta per la sopravvivenza che risuonano in ogni cultura.
Zhang Yimou è un maestro del cinema che continua a stupire e commuovere il pubblico con la sua arte. La sua instancabile ricerca di nuove forme espressive lo rende un pioniere del cinema cinese e un punto di riferimento per le nuove generazioni di cineasti.
Fonti
Boscarol, M. (2024). “A Udine l’immaginario asiatico”. Il Manifesto. [URL: A Udine l’immaginario asiatico | il manifesto]
Colamartino, F., Dalla Gassa, M. (2003). “Il cinema di Zhang Yimou”. Le Mani, Recco.
Hong, J. (2021).“The Global Generation of Chinese Film Directors.” Chinese Films at the 2021 Busan International Film Festival. [URL: The-Global-Generation-of-Chinese-Film-Directors-Chinese-Films-at-the-2021-Busan-International-Film-Festival.pdf (researchgate.net)]
Wen, S., Xiao, D., Yang, S. (2023). “Research on the Symbolic Expression of Film Visual Art Directed by Chinese Director Zhang Yimou.” Proceedings of the International Conference on Social Psychology and Humanity Studies.
Far East Film Festival Raise the Red Lantern (fareastfilm.com)







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