Ma la Groenlandia?

La Groenlandia è “un’isola enorme e non protetta” che rappresenta un “interesse fondamentale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti d’America”.

Donald J. Trump, Presidente degli Stati Uniti d’America

In un discorso tenuto al forum annuale di Davos, in Svizzera, il presidente statunitense ha sottolineato l’importanza strategica della Groenlandia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Ha aggiunto:

“Da centinaia di anni la nostra politica è quella di impedire alle minacce esterne di entrare nel nostro emisfero e ci siamo riusciti con grande successo”.

Ma questo millantanto pericolo per la sicurezza nazionale statunitense esiste davvero? Secondo il New York Times no.

La presunta minaccia cinese

In un incontro del 14 gennaio a Washington, il vicepresidente JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio hanno chiesto al ministro degli Esteri danese, Lars Løkke Rasmussen, e al ministro degli Esteri della Groenlandia, Vivian Motzfeldt, se la Danimarca avesse le risorse per proteggere la Groenlandia da potenziali future minacce provenienti dalla Cina. Rasmussen ha risposto che è necessario osservare se, in futuro, vi sarà una crescente influenza cinese, in una prospettiva di medio e lungo termine, sotto forma di influenza economica o di soft power. Per il momento, dunque, non ci sono prove di una minaccia cinese e, anche se in futuro dovesse esserci un’influenza cinese, questa non sembra destinata a prendere la forma di una minaccia militare.

Bisogna anche notare che gli investitori cinesi hanno faticato a ottenere un punto d’appoggio significativo fino a ora, in parte a causa della resistenza di Stati Uniti e Danimarca. Nel 2018, la Danimarca ha bloccato un’offerta di un’azienda statale cinese per espandere una rete di aeroporti groenlandesi. Due anni prima, a un’azienda cinese era stato anche impedito di acquistare una base navale abbandonata in Groenlandia.

La presenza cinese nell’Artico: la Via della Seta Polare

La 雪龙 (Xuě Lóng, “Drago di Neve”) è la prima nave rompighiaccio cinese. Fu costruita in Ucraina nel 1993 e acquistata per 31 milioni di yuan (circa 3 milioni di euro) per essere convertita in una nave da supporto alle spedizioni artiche e antartiche. Oggi la Xuelong è una nave di rifornimento e una piattaforma di ricerca scientifica per le spedizioni cinesi in Artico e Antartide.

Nel 2017 la nave compì la prima traversata di successo della Cina nella Rotta Artica Centrale. Questo viaggio fece drizzare le antenne di politici europei e statunitensi riguardo alle mosse cinesi nell’Artico. Tuttavia, da allora la Cina non ha portato avanti progetti particolarmente minacciosi per gli interessi delle altre potenze nella regione. Nel 2020, la prima nave rompighiaccio costruita interamente in Cina, la 雪龙二号 (Xuě Lóng Èr Hào), ha completato una spedizione artica.

Pechino dispone oggi di cinque rompighiaccio, ma le navi commerciali cinesi che attraversano la regione si affidano ancora alle navi rompighiaccio e alle infrastrutture russe. La Cina ha inoltre intensificato la collaborazione con la Russia nei pattugliamenti marittimi e nelle missioni con bombardieri a lungo raggio nella vasta regione artica, come affermato dal generale Alexus G. Grynkewich, comandante supremo della NATO in Europa.

Cina, Russia e l’Artico dopo l’invasione dell’Ucraina

L’allineamento artico tra Mosca e Pechino è andato di pari passo con l’isolamento economico e diplomatico della Russia da parte dell’Occidente dopo l’inizio dell’invasione dell’Ucraina e con gli sforzi occidentali per recidere i legami commerciali che univano le risorse energetiche artiche russe ai mercati europei (anche con la forza, come il sabotaggio dei gasdotti Nord Stream 1 e Nord Stream 2 tramite un attacco esplosivo sottomarino nel 2022). Nonostante la crescente collaborazione tra Cina e Russia, funzionari europei affermano che non vi sia alcuna minaccia imminente nella regione artica. Al contrario, nel 2024 il Pentagono scriveva:

La Repubblica Popolare Cinese cerca di rafforzare la propria competenza operativa nell’Artico, dove la sua presenza, seppur limitata, è in aumento. La RPC gestisce tre rompighiaccio – Xue Long, Xue Long 2 e Zhong Shan Da Xue Ji Di – che consentono la duplice attività di ricerca civile-militare della RPC nell’Artico. Nel corso delle 13 spedizioni di ricerca artica della RPC fino ad oggi, le navi hanno testato, tra le altre attività, veicoli sottomarini senza pilota e velivoli ad ala fissa con capacità polari. Anche le navi della Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione hanno dimostrato la capacità e l’intenzione di operare nella regione artica e nelle sue vicinanze attraverso esercitazioni a fianco della Marina russa negli ultimi anni.

Secondo l’Arctic Institute, tuttavia, il Pentagono non ha menzionato il fatto che la crescente presenza della Cina nell’Artico rispecchia quella di decine di altri Stati non artici.

Dal 2018, la Cina si definisce un Stato quasi artico (near-Artic state, 近北极国家, jìn běijí guójiā). Il suo libro bianco intitolato “La politica artica della Cina” (中国的北极政策, Zhōngguó de běijí zhèngcè)riporta:

“La Cina è impegnata a collaborare con la comunità internazionale per mantenere la pace, la stabilità e lo sviluppo sostenibile nell’Artico”.

È indubbio che nel 2017 la Cina abbia aggiunto la Polar Silk Road (冰上丝路, bīng shàng sī lù) al progetto più ampio della Belt and Road Initiative (BRI), annunciando investimenti infrastrutturali lungo la Rotta del Mare del Nord, che avrebbe dovuto diventare una Golden Waterway (黄金水道, huángjīn shuǐdào). La spinta iniziale ha però subito un rallentamento, probabilmente a causa della guerra d’invasione russa in Ucraina e dei successivi dazi, che avrebbero scoraggiato Pechino. Quindi, i limitati interessi della Cina in Groenlandia non sono dovuti a mancanza di impegno. Tra il 2012 e il 2017, gli investimenti diretti esteri della Cina in Groenlandia hanno rappresentato oltre l’11% del PIL del territorio, una quota di gran lunga superiore a quella di altre nazioni artiche. Il desiderio della Groenlandia di attrarre investimenti cinesi per sfruttare le sue risorse minerarie si è però scontrato con le preoccupazioni per la sicurezza della Danimarca, che controlla la sicurezza e gli affari esteri del territorio, e di altri alleati della NATO.

Secondo Miles Yu, Senior Fellow e Direttore del China Center presso l’Hudson Institute, bisogna continuare a porre attenzione alle mire cinesi nell’Artico, in quanto la ricerca nel territorio può avere un duplice scopo: oltre alla finalità scientifiche e per la navigazione, ci sono anche fini come la sorveglianza e la pianificazione operativa.

Groenlandia, NATO e presenza statunitense

Pur mancando il controllo effettivo del territorio, la Groenlandia rientra nell’ambito di sicurezza della NATO. In caso di problemi, gli Stati Uniti potrebbero espandere la loro presenza militare sull’isola in base al patto tra Stati Uniti e Danimarca del 1951, che dice che gli Stati Uniti avrebbero il diritto di “installare, mantenere e gestire” basi militari in tutta la Groenlandia. La Danimarca, che detiene la sovranità sull’isola autonoma, ha dichiarato che accoglierebbe favorevolmente un aumento della presenza di truppe americane.

Il signor Culver, ex analista di intelligence sulla Cina che ha informato Trump durante il suo primo mandato, ha affermato che la Cina non è ancora una potenza artica in senso stretto e, in ogni caso, Pechino non ha bisogno della Groenlandia né di avvicinarsi alla terraferma americana per lanciare testate nucleari contro gli Stati Uniti continentali.

Ciò che la Cina vuole è ottenere determinati diritti nell’Artico, inclusi quelli relativi alla navigazione, all’estrazione delle risorse naturali e alla gestione ambientale. Le discussioni su questi temi si svolgono spesso durante le riunioni del Consiglio Artico, un’organizzazione multilaterale fondata nel 1996, i cui otto membri effettivi includono sia gli Stati Uniti sia la Russia. La Cina ha lo status di osservatore.

Terre rare, risorse e interessi economici

Trump ha affermato che la Groenlandia possiede minerali essenziali, importanti per usi civili e militari. Le terre rare (REE) sono un gruppo di 17 elementi chimici fondamentali per la tecnologia moderna. Nonostante il nome, che può trarre in inganno, le terre rare non sono tali nel senso che sono difficili da trovare, ma sono difficili da estrarre e separare. Anche se gli Stati Uniti dovessero ottenere il pieno controllo sulle terre rare della Groenlandia, il problema sarebbe quindi raffinarle. La Cina, infatti, detiene il monopolio globale in questo settore e il controllo territoriale statunitense sulla Groenlandia non cambierebbe la situazione

L’anno scorso la Cina ha imposto restrizioni sulle esportazioni di terre rare lavorate e minerali essenziali verso gli Stati Uniti, costringendo Trump a fare marcia indietro nella sua guerra commerciale con la Cina.

Ossessione per il possesso?

La Cina ha risposto al presidente Trump di smettere di utilizzare la cosiddetta “minaccia cinese” come pretesto per perseguire i propri interessi. Secondo Fiona Hill, direttrice senior per gli affari russi ed europei nella prima amministrazione Trump, l’attuale presidente statunitense “è ossessionato dal possesso”. Durante il primo mandato di Trump, un amico miliardario del presidente, Ronald S. Lauder, suggerì a Trump l’idea di acquisire la Groenlandia. Da quel momento Trump si è fissato con il territorio.

Secondo il NYT, le dichiarazioni rilasciate dal presidente Trump in alcune interviste sul suo desiderio personale di acquisire la Groenlandia rafforzano l’idea che la preoccupazione per la sicurezza nazionale sia un pretesto. È una dinamica simile a quella osservata lo scorso autunno, quando Trump citò il traffico di droga dal Venezuela come giustificazione per una rinnovata aggressione contro il Paese, mentre la motivazione principale sembrava essere l’ambizione di impossessarsene.


Un po’ di lingua…

Stato quasi artico 近北极国家 (jìn běijí guójiā): Nel gennaio 2018, la Cina ha pubblicato il suo primo Libro Bianco ufficiale sull’Artico , che definisce gli obiettivi politici della Cina nella regione:

“Comprendere, proteggere, sviluppare e partecipare alla governance dell’Artico, in modo da salvaguardare gli interessi comuni di tutti i paesi e della comunità internazionale nell’Artico e promuovere lo sviluppo sostenibile dell’Artico”.

Il Libro Bianco sottolinea che il governo cinese rispetta i diritti sovrani degli otto Stati artici nella regione. Allo stesso tempo, descrive l’Artico come uno spazio condiviso a livello globale, una “comunità con un futuro comune per l’umanità” . In particolare, il Libro Bianco definisce la Cina come uno Stato quasi artico (letteralmente Stato vicino all’Artico) che detiene diritti legittimi nella regione e sostiene che gli stati artici dovrebbero rispettare tali diritti, tra cui il diritto di condurre ricerche scientifiche, navigare, effettuare sorvoli, pescare, posare cavi e condotte sottomarine e persino esplorare e sfruttare le risorse naturali nelle acque profonde dell’Artico.

Via della Seta Polare 冰上丝路 (bīng shàng sī lù): La Via della Seta Polare è una rotta marittima che attraversa il Circolo Polare Artico e collega i principali poli economici di Nord America, Asia orientale ed Europa occidentale. A partire dal 2017, la Cina ha ufficialmente incluso la Rotta del Mare Artico tra le tre principali rotte marittime della Belt and Road Initiative (BRI), riconoscendone l’importanza strategica.

Le rotte artiche comprendono il Passaggio a Nord-Est, il Passaggio a Nord-Ovest e il Passaggio Centrale. In questo contesto, la cooperazione sino-russa è diventata centrale: dal 2015 Cina e Russia hanno avviato una collaborazione sullo sviluppo della Rotta del Mare del Nord. Nel 2017, il presidente russo Putin ha invitato formalmente la Cina a partecipare alla costruzione del corridoio di trasporto artico.

Il primo risultato concreto di questa cooperazione è stato l’avvio del progetto Yamal LNG nel dicembre 2017, considerato il primo progetto operativo della Via della Seta Polare. Il Passaggio a Nord-Est, che attraversa i mari di Barents, Kara, Laptev, della Siberia Orientale e lo Stretto di Bering, rappresenta la rotta più breve tra l’Asia nord-orientale e l’Europa occidentale, ed è quindi il fulcro della strategia artica sino-russa.

Immagine da Dialogue Earth.

Golden Waterway 黄金黄道 (huángjīn shuǐdào): letteralmente significa Via d’acqua d’oro. Non si riferisce unicamente alla rotta artica, ma indica più in generale una rotta che è, o è destinata a diventare, fondamentale per la prosperità globale, come nel caso del fiume Yangtze, ma anche di fiumi stranieri come il Reno il Missisipi, vista la loro importanza per l’economia della nazione.


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