Il 15° piano quinquennale

Il 2026 è un anno molto importante per la Cina, in quanto inizia il 15° piano quinquennale (2026-2030), un progetto che determinerà l’allocazione delle risorse, il sostegno alle industrie e, in generale, la direzione dell’attività economica per il resto del decennio. Un elemento importante a cui guardare è sicuramente la strategia riguardante i consumi. Il Partito ha dichiarato più volte l’importanza strategica della crescita dei consumi interni per la sicurezza nazionale. Secondo l’analisi del Qiushi (求是), un mercato interno solido e autosufficiente è necessario per mantenere la stabilità in circostanze estreme, ora che la comunità internazionale sta attraversando dei cambiamenti tra i più notevoli e profondi dell’ultimo secolo (frase di rito del 人民日报 “国际社会正在经历近百年来最引人注目的深刻变革”). A livello internazionale, infatti, le crescenti tensioni commerciali con gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno rafforzato l’idea che la domanda interna debba diventare il fondamento dell’economia.

Poster del primo degli otto punti chiave del lavoro economico per il 2026.

Il mercato interno cinese, però, per riuscire ad aumentare la propria propensione al consumo, deve trovare una soluzione ai suoi problemi. Martedì, il 人民日报 riportava le otto principali priorità del lavoro economico per il 2026, incentrate su: “insistere nel porre il benessere della popolazione al centro e impegnarsi a compiere più fatti concreti per la gente” (“坚持民生为大,努力为人民群众多办实事”). Durante la Conferenza Centrale sul lavoro economico, il presidente e segretario generale Xi Jinping ha esposto una serie di importanti disposizioni riguardanti occupazione, istruzione, sanità, abitazione e altri ambiti che incidono direttamente sugli interessi vitali delle persone.

La disoccupazione in Cina è un importante grattacapo per il Partito, che fonda la sua legittimità sul patto sociale non scritto per cui la popolazione accetta meno libertà civili, in cambio di prosperità economica, aumento degli standard di vita e stabilità. In particolare, i livelli di disoccupazione urbana tra i giovani di età compresa tra i 16 e i 24 anni hanno raggiunto il valore più alto dal 2023 – anno in cui le autorità hanno modificato le modalità di conteggio, escludendo gli studenti dalle statistiche – durante l’agosto scorso. In quel periodo, oltre 12,2 milioni di studenti universitari si sono laureati, riversando sul mercato del lavoro una nuova e consistente forza lavoro e facendo alzare il dato al 18.9 %. A novembre, il tasso è sceso al 16,9 %. Secondo il South China Morning Post, questo calo, però, non riflette un miglioramento strutturale della situazione occupazionale, ma piuttosto il fatto che molti giovani laureati abbiano iniziato ad accettare impieghi per i quali risultano sovraqualificati, pur di entrare nel mercato del lavoro.

Al tema della disoccupazione giovanile (ma non solo), si aggiunge il problema della crescente anzianità della popolazione cinese. Questo significa che in Cina, esattamente come in altri tantissimi Paesi), ci sono sempre più pensionati e meno lavoratori che versano contributi, rischiando di mandare in crisi il sistema pensionistico e spingendo dunque al risparmio. Alla crescente età della popolazione si aggiungono le preoccupazioni per la salute, mentre, a livello nazionale, le spese per pensioni, assistenza sanitaria e ammortizzatori per la disoccupazione rimangono esigui, alimentando l’idea della necessità del risparmio.

A queste preoccupazioni, il Partito è tornato a sottolineare l’importanza di aumentare il sentimento di sicurezza e solidità economica per la popolazione cinese. L’idea di porre le persone al primo posto non è nuova, ma l’articolo del Qiushi mostra come questa proposta ormai sia ritenuta vitale per la sicurezza cinese. La stabilità economica passa necessariamente dall’autosufficienza economica, quindi dalla propensione interna alla spesa. Per questo è necessario sostenere la popolazione, e non solo indirettamente attraverso sussidi alle aziende che operano in settori strategici, investimenti in R&D, ecc.

Secondo Wang Xianwei, ex capo redattore del SCMP, ci sono delle soluzioni concrete possibili. Usare parte della ricchezza dello Stato (cioè aziende e beni pubblici) per finanziare le pensioni, è una manovra già utilizzata in passato, in grado di sostenere il sistema pensionistico che rischia la crisi a causa del costante invecchiamento della popolazione. Inoltre, Wang suggerisce di guardare all’interno. La Cina potrebbe diventare il più grande importatore al mondo (la Cina ha chiuso il 2025 con un surplus commerciale record di 1.2 miliardi di dollari, con le esportazioni salite del 5,5% annuo), con effetti positivi strutturali che esporrebbero le imprese a tecnologie, competenze e concorrenza più avanzate, costringendole a innovare per restare competitive. Allo stesso tempo segnalerebbe apertura, attirando capitali e talenti utili a rafforzare la produttività e lo sviluppo tecnologico. Aggiunge ancora:

“Ancora più importante, centinaia di miliardi spesi in sgravi fiscali e sussidi per le esportazioni potrebbero essere meglio utilizzati, migliorando settori come l’assistenza agli anziani e l’istruzione prescolare.”

Infine, Wang suggerisce la rimozione di barriere e restrizioni ai consumi. Città come Pechino, Shanghai e Shenzhen hanno ancora limiti che frenano l’acquisto di immobili residenziali e automobili.

Il problema è, però, che le risorse non sono illimitate. Reindirizzarle verso il welfare significherebbe sottrarre capitale agli investimenti in infrastrutture, imprese statali e altri settori che garantiscono milioni di posti di lavoro, che rappresentano strumenti di stabilizzazione sociale.


Un po’ di lingua…

  • “十五五” (shí wǔ wǔ): il cinese è una lingua semplice e immediata. 15–5, ovvero il quindicesimo Piano Quinquennale. Geniale.
  • 消费倾向 (xiāofèi qīngxiàng): un indicatore chiave per misurare la disponibilità delle persone a spendere una parte del proprio reddito in consumi, e dipende da fattori come reddito, aspettative economiche, occupazione e sicurezza sociale.
  • 新发展格局 (xīn fāzhǎn géjú): la nuova strategia di sviluppo cinese che punta a una crescita più autonoma, sostenibile e guidata dalla domanda interna.
  • 国内国际双循环 (guónèi guójì shuāng xún huán): il presidente Xi Jinping ha sottolineato che le grandi economie sono trainate dalla domanda interna solida e sostenibile. In quanto seconda economia mondiale, principale potenza manifatturiera e primo Paese al mondo per commercio di beni, la Cina non può più basare il proprio sviluppo su un modello sbilanciato verso l’esterno, fondato principalmente su mercati e risorse straniere. Da qui nasce il concetto di doppio circuito, che mira a riequilibrare il rapporto tra ciclo economico interno (内循环, nèi xún huán) e ciclo economico internazionale (国际循环, guójì xún huán). Secondo l’articolo sopracitato del Qiushi, il mercato interno deve diventare il perno principale della crescita, mentre il circuito internazionale deve continuare a svolgere un ruolo complementare e di rafforzamento, non di dipendenza.

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