
Di Francesca Speranza Rota
Quest’anno al Far East Film Festival il cinema cinese si dice pronto a sorprendere i propri spettatori ancora una volta. Non saranno né epiche avventure né effetti speciali strabilianti a catturare l’attenzione, ma storie intime e quotidiane che mettono in luce l’individuo e il tessuto umano che lo sorregge. Quattro titoli in particolare si stagliano all’orizzonte come piccoli miracoli di empatia, in cui la solidarietà diventa motore di ribaltamenti inattesi e la determinazione personale si intreccia con la forza di un incontro.

Green Wave (前程似锦 – Future Seems Bright)
(65) Green Wave | FEFF27 Trailer – YouTube
Con la leggerezza di una commedia e la profondità di un dramma familiare, Xu Lei firma un racconto di sogni infranti e riscoperta.
Wei Fei è uno sceneggiatore alle prese con la sua prima prova dietro la macchina da presa: sogna il successo, ma deve fare i conti con un conto in banca vuoto e l’ansia di deludere chi crede in lui.
Quando suo padre Lao Wei irrompe a Pechino con un misterioso reperto d’antiquariato, l’inizio è tutto ironia e battute scambiate tra generazioni diverse. Eppure, dietro la superficie comica, si cela un invito a guardare al legame padre‑figlio non come a un peso da sopportare, ma come a un’ancora in grado di riaccendere la fiducia. Circondato dall’affetto (e dai piccoli consigli) degli amici, Wei Fei trova il coraggio di restare fedele alle proprie aspirazioni, dimostrando che la strada verso la realizzazione non è mai un cammino in solitaria.

Upstream (逆行人生 – La Vita Contro Corrente)
(65) Upstream | FEFF27 Trailer – YouTube
Attraverso gli occhi di Gao Zhilei, ingegnere informatico quarantenne, Xu Zheng ci porta nel cuore della gig economy cinese. Licenziato in tronco dopo anni di straordinari e promesse di carriera, Gao Zhilei si ritrova presto a consegnare cibo in sella a uno scooter: un lavoro dove ogni minuto conta, ogni ritardo costa e la competizione diventa feroce.
Lì incontra Da Hei, un giovane fattorino dalle origini mongole che, con poche parole e molti gesti, gli insegna i trucchi del mestiere. Ma la trasformazione più profonda avviene quando la lotta quotidiana si trasforma in solidarietà spontanea: chi è alla guida della classifica condivide strategie, chi resta indietro riceve incoraggiamenti, e ciascuno sa che, in fondo, la vera vittoria è mantenere la dignità.
Con la famiglia alle spalle — una moglie stanca ma pratica, un padre in ospedale che dipende dalle cure più costose — l’ingegnere scopre un valore finora trascurato: la rete di relazioni che si crea tra sconosciuti, capace di restituire calore quando il mondo del lavoro pare spietato.

Her Story (好东西 – Good Things)
Herstory (好东西) – 2024 | Official Trailer
Shao Yihui ci regala un trittico di emozioni scandite dallo scambio fra due donne a Shanghai. Wang Tiemei, madre single, si muove fra l’ansia di crescere una figlia e le ombre del passato, segnato da un ex marito oppressivo. Poi c’è Xiao Ye, vicina premurosa e intuitiva, che con poche attenzioni fa vacillare la corazza di pragmatismo di Tiemei. Nel loro rapporto si costruisce un microcosmo di fiducia: una tazza di tè condivisa, un consiglio sul modo migliore di affrontare un ostacolo, un abbraccio silenzioso quando la strada sembra troppo in salita. Intorno a loro ruotano figure apparentemente secondarie — l’insegnante di batteria della figlia, l’ex marito — ma è proprio dal confronto con queste presenze che le protagoniste traggono nuova consapevolezza: imparano non solo a proteggere, ma anche a inseguire i propri sogni, perché la forza di un’affermazione individuale cresce quando è nutrita dalla cura reciproca.

Like a Rolling Stone (出走的决心 – Chuzou de Juexin)
Like a Rolling Stone | FEFF27 Trailer
Ispirato alla vicenda vera di Su Min, “la Zia del Viaggio in Auto”, il film di Yin Lichuan è un inno di libertà che attraversa oltre 230 città cinesi. A 56 anni, Su Min decide di lasciare un matrimonio violento e intraprendere un viaggio solitario, documentando ogni tappa con videoblog che diventano virali. Ciò che potrebbe apparire come una fuga individuale si trasforma in fenomeno collettivo: migliaia di donne scoprono in lei un simbolo di coraggio, un faro per chi, stanca di ruoli imposti, desidera riscattare la propria vita. Lungo le strade secondarie e le autostrade del Paese, lei incontra estranei che si mostrano generosi con un piatto caldo o un incitamento, e rende esplicita la lezione più grande: la decisione di cambiare rotta parte da un atto personale, ma grazie alla condivisione online diventa motore di un cambiamento sociale.
Dietro la varietà di generi — dal dramma leggero alla commedia amara — emerge un filo comune: la trasformazione che prende forma attraverso l’incontro con l’altro.
Nessuno di questi protagonisti raggiunge la propria meta da solo. Wei Fei trova nelle risate del padre il carburante per ricominciare. Gao Zhilei scopre che, per superare la precarietà, serve più coraggio della singola forza fisica. Wang Tiemei e Xiao Ye si sostengono a vicenda, dimostrando che il cammino di emancipatione non è una marcia solitaria, ma un valzer ritrovato in coppia. E Su Min ci mostra che persino la più solitaria delle avventure può diventare un’esperienza condivisa, capace di creare una comunità virtuale dal vivo.
Questi quattro racconti ci invitano a riflettere sul valore della connessione — non come optional delle nostre vite, ma come elemento imprescindibile per riscattare speranze e ridisegnare destini. Sono storie che parlano di fallimenti trasformati in opportunità, di sogni protetti dalla solidarietà e di libertà che nasce dalla consapevolezza di non essere soli.
Ecco perché, guardando a questi lungometraggi, lo spettatore non resta un semplice testimone: diventa parte di un racconto più vasto, in cui la propria empatia e il proprio desiderio di condivisione si accendono allo schermo. Cos’è questa, se non vera forza del cinema? Le pellicole non debbono mostrarci solo un’altra realtà, ma debbono anche ricordarci che ogni volta che scegliamo di tendere una mano, di ascoltare, di sostenere, stiamo scrivendo anche la nostra storia.






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