Dal 24 aprile al 2 maggio 2025, Udine torna a essere la capitale del cinema asiatico con la 27ª edizione del Far East Film Festival(FEFF), uno degli appuntamenti più attesi dagli amanti del grande schermo orientale. (Se non sapete cos’è il FEFF → ne parliamo qui)
Quest’anno, il FEFF si interroga su cosa significhi davvero guardare. Qual è il potere delle immagini? E come può il cinema aiutarci a decifrare la realtà, a leggerla con occhi più attenti, più critici, più consapevoli?
In questo articolo esploreremo il tema portante del festival, per capire come la visione cinematografica possa diventare uno strumento di lettura – e in certi casi di riscrittura – del mondo che ci circonda. Il tema dello “sguardo”, filo conduttore di questa edizione, esplora come il cinema diventi uno strumento per indagare e riflettere sulle sfide della società contemporanea, offrendo uno spunto di riflessione che abbraccia una visione più profonda delle dinamiche sociali e culturali odierne.
Il cinema popolare, pur mantenendo la sua natura di intrattenimento, diventa così un potente veicolo di riflessione sociale, come dimostrano le storie che esplorano i temi della gig economy e del lavoro occasionale, della gender equality e la lotta contro le convenzioni sociali.
Il graphic designer Roberto Rosolin ha tradotto questo concetto con grande sensibilità nell’immagine ufficiale del festival, suggerendo che lo sguardo può essere non solo uno strumento per osservare, ma anche per interpellare, comprendere e andare oltre i confini tradizionali. Occhi curiosi e attenti ai colori, alle sfumature e alle urgenze dell’attualità.
“Per far funzionare la mente, è fondamentale osservare le cose. La nostra capacità di guardare è il detonatore della mente” .
(Far East Film Festival, 2025)
Con oltre 75 titoli in programma, provenienti da 11 Paesi, il festival offrirà una panoramica in grado di raccontare le complesse trasformazioni culturali, sociali ed economiche che stanno ridefinendo le società asiatiche.
In un mondo sempre più veloce e sommerso dalle immagini, il cinema di oggi diventa una potente lente per osservare il presente. Alcuni dei titoli che esplorano tematiche calde: Upstream, dove il protagonista, dopo il licenziamento, cerca di tirare avanti affidandosi agli ingranaggi del lavoro temporaneo; Green Wave (che sarà il film d’apertura) descrive il fenomeno del tangping (躺平, un neologismo per indicare metaforicamente i giovani che “si sdraiano”, rifiutando le logiche ultracompetitive della carriera e del lavoro).
Sempre più registe asiatiche scelgono di raccontare realtà complesse, intime, politiche. E’ il caso di Her Story e Like a Rolling Stone, due opere firmate da Yihui Shao e Yin Lichuan, registe che, pur adottando stili narrativi differenti – la commedia per la prima, il racconto biografico per la seconda – condividono un tema centrale e urgente: l’emancipazione delle donne. Questi film ci offrono uno sguardo lucido sulla realtà e, allo stesso tempo, la possibilità di immaginare alternative.
A rafforzare questo filo conduttore quest’anno sarà anche la presenza dell’ospite speciale: sullo stesso palco, a ricevere il Gelso d’Oro alla Carriera, salirà un’autentica icona del cinema e della cultura asiatica, Sylvia Chang. Attrice, regista, sceneggiatrice, produttrice, cantante e dj radiofonica, la sua carriera multiforme rappresenta un esempio di libertà creativa e forza espressiva. Al FEFF 27 ci sarà quindi occasione di ammirare la diva di ieri, con la proiezione di Shangai Blues di Tsui Hark (per la sezione classici restaurati), e la diva di oggi, nel family drama Daughter’s Daughter.
Guardare un film nelle sale del FEFF (c’è l’imbarazzo della scelta tra Cinema Visionario, Teatro Nuovo Giovanni da Udine, e Cinema Centrale) è come essere trasportati in altri angoli di mondo: un giardino di Suzhou, un quartiere di Seul, un villaggio vietnamita, un grattacielo di Tokyo, tra disuguaglianze, pressioni familiari, crisi generazionali, urbanizzazione e nuove identità.
Potete consultare il calendario completo dei film, giorno per giorno, cliccando qui.
Da anni, il Far East Film Festival è un punto di riferimento in cui il cinema asiatico rivela le sue evoluzioni, un percorso che intreccia realtà e rappresentazione, immaginazione e individuo. Un viaggio che invita lo spettatore a esplorare non solo nuovi mondi, ma anche a voler conoscere di più sulle profonde trasformazioni culturali che li accompagnano.
Perché dovresti venire a dare uno sguardo al FEFF?
Per esplorare da vicino l’Asia contemporanea e le sue nuove esigenze narrative;
Un’occasione per scoprire visioni e rappresentazioni diverse del mondo;
Il FEFF ci invita a guardare con attenzione, con consapevolezza, a scavare oltre la superficie;
Il cinema può ancora essere un atto politico, poetico e umano.
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