di Noemi Capelli

Qualche tempo fa scorrendo su X mi è comparso un post molto lungo che ricondivideva l’articolo del SCMP sulla guerra tra Israele e Gaza, in cui viene riportata la notizia dell’inviato palestinese all’ONU che ringrazia la Cina per il suo supporto definendola una “vera amica”.
Partiamo dall’inizio per chi si fosse perso sulla posizione cinese. Sin dal 7 ottobre 2023, giorno dell’attacco di Hamas a Israele e la conseguente risposta di Tel Aviv, la Cina non ha condannato apertamente Hamas, calibrando la sua risposta e facendo molta attenzione all’opinione pubblica del paesi in via di sviluppo. La Cina ha fatto degli sforzi simbolici per supportare un cessate il fuoco (l’ultimo il viaggio di Wang Yi in Africa) e ha sempre sostenuto la soluzione dei due Stati.
Arnaud Bertrand si chiede perché è importante la definizione palestinese della Cina come vera amica (il post è molto lungo ma vale la pena leggerlo). Secondo l’autore, è importante perché segna il fallimento di un tentativo di lunga data da parte degli USA di rivoltare il mondo musulmano contro la Cina, cercando di diffondere la falsa idea che la Cina sia anti-musulmana. Il risultato è che l’Occidente si è creato una sua realtà personale in cui il nemico numero uno delle popolazioni musulmane è davvero la Cina e non l’Occidente stesso (in particolare gli USA ma si parla anche di Europa), rendendolo completamente distaccato da quella che è la realtà per il resto del mondo, in particolare per il mondo musulmano. Questo passaggio è chiave:
They believed that after killing millions of Muslims during the war on terror (“at least 4.5-4.7 million” according to Brown University’s Costs of War Project: https://watson.brown.edu/costsofwar/), they could somehow make China into the world’s foremost anti-Muslim villain. And they themselves got convinced by it: ask anyone in the street in Europe or the U.S. if China or their own country is more anti-Muslim and you’ll invariably be told it’s China…
Il post continua dicendo:
I can already pre-empt the “but the Uyghurs” replies to this post.
Per quanto riguarda gli uiguri, dice ancora Bertrand, quello che è successo nello Xinjiang NON è contro l’Islam ma un tentativo contro il separatismo. Infatti, “l’Islam ha una storia molto lunga in Cina, che precede di gran lunga quella degli uiguri: risale al settimo secolo – meno di vent’anni dopo la morte di Maometto – rendendo la Cina uno dei paesi al mondo con la più antica tradizione islamica”.
Che la Cina abbia o no una lunga tradizione islamica è abbastanza irrilevante in questo discorso, secondo me. Quello con cui mi trovo d’accordo è che, in effetti, la Cina non è contraria all’Islam, bensì è contraria alle religioni, o in generale a qualunque ideologia o fede che possa mettere anche solo lontanamente a rischio il controllo quasi assoluto del Partito.
Poi continua dicendo che la situazione in Xinjiang è molto migliore rispetto a qualche anno fa citando diverse fonti ( in tedesco qui e qui – non so il tedesco ma lo si traduce facilmente con Google Translate), ma potremmo citarne almeno altre 20 che dicono il contrario (il rapporto dell’ONU del 2022 e la dichiarazione firmata da 51 paesi l’anno scorso).
In generale, credo che il posto sia molto interessante per capire che ci sono punti di vista molto diversi dal nostro e che è necessario riconoscerne l’esistenza e la validità per comprendere:
- La strategia estera cinese
- Il pensiero delle altre culture






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